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Intervista impossibile
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 Gatti nell'Arte contemporanea 
Intervista di H. Rouge a Folon

Questa intervista è stata scritta dopo la morte del grande Poeta M. Folon ed a lui è dedicata.
* * *

H. Rouge: - Maestro: mi spiace importunarla a così poco tempo dalla sua scomparsa. Posso farle qualche domanda?

M. Folon: - Perché no? La mia nuova condizione mi permette di vedere le cose da un'angolazione inconsueta, un altro modo per dipingere è sempre ben accetto.

H.Rouge: - Mi scuso con lei perché avevo progettato quest'intervista immaginaria molto prima della sua improvvisa e dolorosa dipartita ed ora non ho il cuore di tirarmi indietro. Spero di non risultarle inopportuno.

M. Folon: - La mia è una condizione non dissimile da quelli che ci hanno preceduto e, confesso, non mi dispiace aver superato questo piano dell'esperienza. Sono, in un certo senso, passato dall'altra parte del foglio... Perché la trova dolorosa?

H.Rouge: - E' dolorosa per noi che abbiamo perduto un amico ed un poeta.

M. Folon: - Capisco.

H.Rouge: - Bene: se la sente di rispondere alla prima domanda?

M. Folon: - Certamente.

H.Rouge: - Dunque, la domanda è questa: come avrebbe rappresentato la sua "plume créatrice", l'iperbole del gatto che vola?

M. Folon: - E' curioso: la sua domanda mi ha portato non so come alla memoria, l'immagine dei fidanzati volanti di Matisse.

H.Rouge: - In effetti è curioso: c'è qualche legame fra le vostre identità artistiche, fra la vostra visione del mondo e l'uso del colore metaforicamente glissato in una differenziazione nelle figure e delle prospettive geometriche?

M. Folon: - Non mi chieda tanto. Io disegnavo le mie figure seguendo un tracciato interiore che qui mi sfugge. Non ricordo bene perché disegnassi quelle figure, ricordo solo il tracciato della mia mano sul foglio; é come vedere accelerata, l'ombra dello gnomone sulla meridiana. Ma è una luce del meriggio inoltrato, più che dell'alba o del mezzodì. Non ricordo neppure chi dosse Matisse, ricordo però quei due innamorati nel cieli sghimbesci (o erano sghimbesci gli innamorati?)...

H.Rouge: - Interessante.

M. Folon: - Io direi struggente: non capisco il perché di questo sentimento, è come un'eco che mi arriva dalle emozioni che ho suscitato negli altri...

H.Rouge: - Non si stupisca: lei è stato un grande poeta dell'acquerello e/o, forse meglio, un grande poeta del silenzio fra due eternità..

M. Folon: - Lo stupore è tutto personale, un'esigenza che devo accumulare per poterla tracciare di nuovo come linea o colore... Non saprei che dire, le mie sculture erano così solide mentre il mio pensiero si faceva ogni volta più incompleto. Amavo quel che facevo con il distacco dell'uomo immortale che si crede temporaneo. Ma le confesso che tutte queste cose io stesso non le percepivo fino ad oggi.

H.Rouge: - Ma veniamo al dunque: Vorrei chiederle se lei ha mai immaginato un gatto volante, una figura lontana e struggente (uso il suo stesso termine) che volasse proiettata nel cielo come una nube sottile o come uno dei suoi "Omini" dal cappello...

M. Folon: - Un gatto?

H.Rouge: - Sì.

M. Folon: - Che cos'è un gatto?

H.Rouge: - Lo chiedo a lei.

M. Folon: - Un gatto che vola?

H.Rouge: - Esattamente.

M. Folon: - Lei mi chiede di essere presente ma questa non è una seduta spiritica e mi chiede qualcosa di cui io non ho cognizione come posso risponderle senza restare nel vago?

H.Rouge: - Beh, restare nel vago non è forse un'opportunità per lasciare spazio alla propria poetica?

M. Folon: - Se volessimo analizzare una Cattedrale gotica eseguendo solo l'analisi mineralogica delle pietre che la compongono, come potremmo spiegarne la magnificenza o comprenderne anche solo la suggestione che in noi genera la sua bellezza?

H.Rouge: - Sono daccordo ma un gatto non è un a Cattedrale, non le era richiesta una risposta scientifica. Mi spiace però di aver turbato il suo pensiero con questa domanda e spero che lei non me ne voglia.

M. Folon: - Tutt'altro, anzi mi scuso io. Vorrei poterla aiutare di più ma il gatto è una cosa che io non so decifrare, non ne ho cognizione... è come un'ombra portata su di un disegno a matita?

H.Rouge: - No. Il gatto è un animale con quattro zampe, una coda mobile ma non prensile ed un corpo flessuoso.

M. Folon: - Vuol dire quella specie di ricordo che ho delle piccole creature che si muovono nel buio?

H.Rouge: - Sì ma anche di giorno; premetto che non parlavo dei pipistrelli.

M. Folon: - Pipistrelli?

H.Rouge: - Dunque, Maestro, vediamo se mi spiego meglio: il gatto è un animale da compagnia, un piccolo felino che...

M. Folon: - Ah, adesso ricordo... Il gatto, quella creatura che si muove dietro i colori e confonde i pennelli, una creatura inafferrabile: quando la disegni non è più là.

H.Rouge: - Ci siamo! Riesce dunque ad immaginarsela nel cielo?

M. Folon: - Se mi è concessa una citazione laica, potrei risponderle che, circa duemila anni fa, un uomo che molti chiamano il Cristo disse qualcosa come... "Se il paradiso fosse in cielo, i primi ad arrivarci sarebbero gli uccelli". ...Non saprei perciò dirle del gatto.

H.Rouge: - Come mai questa divagazione sulla figura d del Cristo?

M. Folon: - Niente, è stato un sussurro della reminiscenza che qui è più facile sentire... Niente di ideologico. Non so se sono riuscito a spiegarmi, è qualcosa che rientra nella poetica del dire ma non del comprendere...

H.Rouge: - Come le "Vaghe stelle dell'Orsa"...

M. Folon: - Un altro animale?

H.Rouge: - No. Reminiscenze da questa parte del foglio...

M. Folon: - Capisco ma adesso devo andare.

H.Rouge: - Grazie maestro, mi spiace d'averla disturbata con tutte queste domande sciocche.

M. Folon: - Nessun disturbo, mi spiace di non averle risposto come desiderava.

H.Rouge: - Va bene così, non si preoccupi, è stata una conversazione affascinante.

M. Folon: - Lei è molto generoso. Ho fatto il possibile ma qui le cose sono così diverse... non ho metri di paragone, tutto è così difficile da dire con le parole di prima.. dovrei dipingerle le mie risposte.

H.Rouge: - Niente gatti che volano dunque, ma una lieve aspersione con la sua poesia.

M. Folon: - Questa è un'immagine curiosa.

H.Rouge: - Credo che adesso dovremo accomiatarci.

M. Folon: - Lo penso anch'io...

H.Rouge: - Grazie Maestro, ci mancherà immensamente...

M. Folon: - E perché mai? Io sono con voi così come voi siete nelle opere che ho lasciato.

H.Rouge: - Già, ma il gatto di Folon è un'idea che deflagra dalla parte sbagliata del foglio.

M. Folon: - Se ha un po' di pazienza, questa intervista potremo continuarla al prossimo cambio di stagione.

H.Rouge: - Non ne dubiti. Ho già pronti i colori.

M. Folon: - Ed io le domande.

* * *

Questa intervista impossibile è un omaggio all'immenso Artista che gli uomini hanno conosciuto con il nome di Folon ed è da considerarsi totalmente prodotto di fantasia: ogni riferimento a pensieri, idee od altro qui espressi dal Maestro, sono da considerarsi totalmente immaginarie.

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